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La rinascita di Grazia e Luca


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
27.07.2025    |    6.914    |    2 9.3
"Le mie mani sono scivolate lungo il suo corpo, fino a sfiorarle l’interno delle cosce..."
Mi chiamo Luca, e questa è la storia di come io e Grazia abbiamo ritrovato la nostra passione, dopo anni di silenzi, frustrazioni e desideri repressi. Non è stato facile, e non è una storia perfetta, ma è la nostra, e ogni dettaglio – ogni profumo, ogni suono, ogni sapore – è inciso nella mia memoria come un fuoco che non si spegne.
Dopo la nascita di Emma e Matteo, la nostra vita è cambiata. La casa, un tempo piena di risate e di noi che ci rincorrevamo ridendo, si è trasformata in un campo di battaglia silenzioso. I pannolini, le notti insonni, il lavoro che mi stressava: tutto ha iniziato a erodere la nostra intimità. Facevamo l’amore sempre meno, e quando succedeva, era frettoloso, quasi un dovere. Grazia si chiudeva in sé stessa, soprattutto dopo le discussioni. “Non mi va,” diceva, con quel tono che mi faceva sentire un estraneo. Io, dal canto mio, ero nervoso, stanco, e le poche volte che riuscivamo a essere vicini, finivo troppo in fretta, lasciandola insoddisfatta. Mi sentivo un fallimento. Poi Grazia ha iniziato a soffrire di secchezza vaginale. Ogni tentativo di fare l’amore le causava dolore, e i suoi gemiti di piacere si trasformavano in smorfie di disagio. Io non sapevo cosa fare. Sdraiato accanto a lei, nel buio della nostra camera, sentivo il profumo di lavanda del suo bagnoschiuma, ma non potevo toccarla. Mi chiedevo se fosse finita, se la separazione fosse l’unica strada. Un’amante? L’idea mi disgustava. Non volevo un’altra donna, volevo Grazia, la mia Grazia, quella che un tempo mi faceva tremare solo con uno sguardo. Ho dovuto guardarmi dentro, a fondo. Cosa volevo davvero? Tornare com’eravamo sembrava impossibile, ma non potevo arrendermi. Poi, un evento ha cambiato tutto.
Ero a Roma per un corso di formazione per il mio lavoro da ingegnere. C’erano colleghi, alcune donne che mi guardavano con interesse, e una sera siamo usciti per un aperitivo. Il profumo di fiori d’arancio nell’aria primaverile, il suono dei bicchieri che si scontravano, le risate: mi sono sentito vivo, per la prima volta dopo tanto. Non ho fatto nulla di male, ma sono tornato a casa tardi, con l’odore di vino e di una serata spensierata addosso. Grazia mi aspettava, furiosa. “Dove sei stato fino alle due di notte?” ha urlato, gli occhi verdi che scintillavano come fiamme. E in quel momento, vedendola così viva, così intensa, ho capito: c’era ancora passione in lei, nascosta sotto strati di stanchezza e risentimento. Potevamo salvarci.Negli ultimi anni, i corsi di yoga e meditazione mi avevano insegnato a lasciare andare l’ego, a liberarmi delle aspettative che mi incatenavano. È stato allora che ho affrontato un desiderio che mi tormentava da tempo: volevo essere un cuckold. Non so da dove venisse quell’idea – forse dalle fantasie nate nelle notti insonni, forse da qualcosa letto online – ma più ci pensavo, più mi eccitava. L’idea di vedere Grazia desiderata, posseduta da un altro uomo, mi accendeva in un modo che non riuscivo a spiegare. Gliel’ho detto una sera, dopo un bicchiere di vino rosso che profumava di ciliegie mature. Eravamo sul divano, la televisione spenta, il profumo di basilico della cena ancora nell’aria. “Grazia,” ho detto, la voce che tremava, “mi eccita l’idea di vederti con un altro.” Lei mi ha guardato, incredula, poi è scoppiata a ridere. “Tu? Sul serio?” Non mi ha creduto, non del tutto. Ma quella notte, mentre facevamo l’amore, ha sussurrato qualcosa di provocante, giocando con la mia fantasia, e il mio corpo ha risposto come non succedeva da anni. È stato un lampo di connessione, breve ma intenso, come il suono di un fulmine che squarcia il silenzio. Da allora, la fantasia è diventata una presenza costante. Quando facevamo l’amore, Grazia si lasciava andare, sussurrando scenari che ci eccitavano entrambi, ma poi, a luci accese, tornava a dire: “È solo una fantasia, Luca. Non so se potrei mai farlo davvero.” Non insistevo, ma l’idea cresceva, come il profumo di un fiore che si apre piano. Abbiamo deciso di provare un club privè, un passo che pensavo ci avrebbe avvicinati alla realtà. Abbiamo scelto una villa nascosta sulle colline sopra Viterbo, un luogo descritto come esclusivo e discreto. Il vialetto di ghiaia scricchiolava sotto le ruote della nostra macchina, il profumo di pino e terra umida che ci avvolgeva. Ma dentro, l’atmosfera era fredda. Le persone, eleganti e distaccate, sembravano appartenere a un mondo che non era il nostro: alta borghesia, con sorrisi di circostanza e sguardi che ci giudicavano. Un uomo in giacca e cravatta ci ha detto, con un tono quasi didattico, che il club era “solo per chi era davvero intenzionato a partecipare”. Mi sono sentito intrappolato, il cancello del parcheggio chiuso come una gabbia. Come un idiota, ho firmato per una tessera che non avremmo mai usato, mentre Grazia mi stringeva la mano così forte da farmi male. Siamo scappati via, il motore della nostra Fiat che ruggiva nella notte, il profumo di gelsomino che entrava dai finestrini aperti. Non siamo mai tornati.
Poi è arrivato il COVID, due anni di isolamento che hanno spento ogni possibilità di incontro. La casa era un rifugio e una prigione, il profumo di disinfettante e il suono delle videochiamate di lavoro riempivano le giornate. I bambini giocavano, urlavano, dormivano, e noi ci perdevamo nella routine. Ma in quel buio, la nostra fantasia ha trovato nuova vita. Su un forum online, abbiamo conosciuto Mario, un ragazzo di Rieti, 32 anni, cortese e di bell’aspetto, con un sorriso che trasudava sicurezza. Le prime videochiamate erano timide, con Grazia che arrossiva e rideva, coprendosi il viso. Ma quando i bambini dormivano, le chiamate diventavano audaci. Grazia, illuminata dalla luce fredda dello schermo, si spogliava, si toccava, il suo respiro che si spezzava in gemiti mentre Mario faceva lo stesso. Io guardavo, il cuore che mi martellava nel petto, un misto di eccitazione e gelosia che mi faceva tremare. Era il primo passo verso qualcosa di reale.
Dopo mesi di chiamate, abbiamo deciso di incontrarci. I bambini erano dai nonni, e io ho prenotato un B&B nella Sabina, un posto rustico con pareti di pietra e un letto enorme coperto da lenzuola bianche che profumavano di lavanda. Grazia si è preparata per ore, scegliendo un vestito nero attillato che le fasciava le curve, calze a rete che mi facevano impazzire, i capelli sciolti come una cascata di seta. Il suo profumo di vaniglia riempiva la stanza, mescolandosi al calore dell’estate che entrava dalla finestra aperta.Mario è arrivato puntuale, in jeans e camicia bianca, il suo sorriso ancora più magnetico di persona. Ci siamo seduti sul divano del B&B, sorseggiando prosecco, il suono dei bicchieri che tintinnavano rompendo il silenzio nervoso. Sentivo il cuore battermi forte, l’aria carica di una tensione che era insieme eccitante e spaventosa. Grazia era radiosa, i suoi occhi verdi che scintillavano sotto la luce calda della lampada, ma c’era un’ombra di imbarazzo nei suoi movimenti. Anche Mario sembrava un po’ a disagio, il suo sorriso meno sicuro di quanto mi aspettassi. Ho capito che dovevo fare qualcosa. “Vado a prendere dell’acqua in cucina,” ho detto, anche se non c’era bisogno. Mi sono seduto su una sedia ai piedi del letto, lasciando Grazia e Mario da soli. Dalla porta socchiusa, li osservavo, il cuore che mi rimbombava nelle orecchie. Grazia si è alzata, il vestito che scivolava sul pavimento con un fruscio morbido, rivelando la lingerie nera che aveva scelto con cura. Mario si è avvicinato, le sue mani che sfioravano la sua pelle, e Grazia ha chiuso gli occhi, un piccolo gemito che le sfuggiva dalle labbra. Guardavo, il respiro corto, mentre Grazia si inginocchiava davanti a lui, le sue mani che slacciavano i suoi jeans con una lentezza che era quasi una tortura. Il suono della cintura che si apriva, il fruscio del tessuto, tutto sembrava amplificato. Grazia lo ha preso in bocca, i suoi movimenti lenti e sensuali, il suono umido dei suoi baci che riempiva la stanza. Mi sentivo bruciare, il desiderio e la gelosia che si intrecciavano in un nodo che mi stringeva lo stomaco. Mario l’ha fatta sdraiare sul letto, le sue mani che esploravano ogni centimetro della sua pelle. Si è chinato tra le sue gambe, e Grazia ha inarcato la schiena, un gemito più forte che le sfuggiva mentre lui la leccava, il suo respiro che si spezzava in piccoli ansiti. Il profumo della sua eccitazione, muschiato e inebriante, riempiva la stanza, mescolandosi al calore dei loro corpi. Stringevo i braccioli della sedia, le nocche bianche, mentre guardavo Grazia abbandonarsi completamente, il viso trasformato dal piacere.Quando Mario l’ha penetrata, Grazia ha emesso un grido soffocato, le sue mani che afferravano le lenzuola. Il ritmo era lento all’inizio, poi sempre più intenso, il suono dei loro corpi che si scontravano, il letto che scricchiolava sotto il loro peso. Grazia ha raggiunto l’orgasmo con un gemito che sembrava strapparle l’anima, il corpo che tremava mentre si aggrappava a Mario. Sentivo una fitta al petto, ma non era dolore: era desiderio, puro e bruciante.Poi Mario l’ha fatta girare, e Grazia, con un sorriso malizioso, si è lasciata andare completamente. Ho trattenuto il respiro: Grazia non mi aveva mai permesso di prenderla in quel modo. Mario l’ha penetrata lentamente, e Grazia ha gemuto, un suono profondo, animalesco, che non avevo mai sentito. Il piacere sul suo viso era travolgente, i suoi occhi chiusi, la bocca socchiusa. Quando ha raggiunto un secondo orgasmo, il suo corpo si è inarcato, e Mario, con un grugnito, si è lasciato andare dentro di lei, il suono del suo piacere che echeggiava nella stanza.Grazia si è voltata verso di me, i capelli scompigliati, il viso arrossato. “Ti è piaciuto lo spettacolo?” ha chiesto, la voce roca, un sorriso provocante sulle labbra. “Hai visto che sono porca?”Mi sono alzato, le gambe che tremavano, e mi sono avvicinato al letto. Mario si era ritirato in silenzio, lasciandoci soli. Mi sono inginocchiato accanto a Grazia, prendendole il viso tra le mani. “Sei bellissima,” ho sussurrato, baciandola con una passione che non provavo da anni. Il sapore di lei, misto al sudore e al desiderio, era inebriante. Le mie mani sono scivolate lungo il suo corpo, fino a sfiorarle l’interno delle cosce. Era bagnata, calda, e quando ho toccato la sua pelle, ho sentito qualcosa di diverso: era sporca di sperma, non solo nel punto in cui Mario si era lasciato andare, ma anche nella sua fica. Mi sono fermato, il cuore che mi batteva forte, un misto di shock e desiderio che mi travolgeva.Grazia mi ha guardato, gli occhi che brillavano di una dolcezza maliziosa. Si è avvicinata, il suo respiro caldo contro il mio orecchio. “Dai, amore,” ha sussurrato, la voce morbida come seta, “vammela a leccare.”Quelle parole mi hanno colpito come un fulmine. Ho esitato solo un istante, poi mi sono chinato, il profumo muschiato di lei e di Mario che mi avvolgeva. L’ho leccata lentamente, il sapore salato e intenso che mi esplodeva sulla lingua, un misto di lei e di lui che mi faceva tremare. Grazia ha gemuto piano, le sue mani nei miei capelli, guidandomi con dolcezza. Era un atto di intimità, di fiducia, di amore, più potente di qualsiasi cosa avessimo mai condiviso.Dopo, ci siamo sdraiati, i corpi intrecciati, il sudore che luccicava sulla nostra pelle sotto la luce fioca. Il profumo di lavanda delle lenzuola ci avvolgeva, e il silenzio era rotto solo dal nostro respiro. “Ti amo,” ha sussurrato Grazia, appoggiando la testa sul mio petto. “Ti amo,” ho risposto, stringendola più forte. Quella notte, nella Sabina, con il profumo dell’estate che entrava dalla finestra, abbiamo ritrovato non solo la passione, ma la certezza che il nostro amore poteva rinascere, più forte, più vero, più vivo che mai.
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